Il CaW. e la nuova età dell'oro

Il Cav. insiste e insiste ancora. Rispetta gli avversari e conta di essere rispettato. Stringe mani e distribuisce complimenti agli oratori dell’opposizione. La sua gentilezza genera perfino imbarazzo. La Rai, la Geenna di ieri, diventa addirittura la terra promessa di un incontro di pace in nome dell’indipendenza dell’informazione. Siamo alla proclamazione di una nuova età dell’oro. C’è il consueto stile inventivo e spregiudicato del politico anomalo, che si è incarnato in molti diversi miti nel tempo della sua parabola, e tutti sorprendenti. Ma il lieto fine istituzionale è nutrito di argomenti pesanti.
15 MAG 08
Ultimo aggiornamento: 19:05 | 8 AGO 20
Immagine di Il CaW. e la nuova età dell'oro
Il Cav. insiste e insiste ancora. Rispetta gli avversari e conta di essere rispettato. Stringe mani e distribuisce complimenti agli oratori dell’opposizione. La sua gentilezza genera perfino imbarazzo. La Rai, la Geenna di ieri, diventa addirittura la terra promessa di un incontro di pace in nome dell’indipendenza dell’informazione. Siamo alla proclamazione di una nuova età dell’oro. C’è il consueto stile inventivo e spregiudicato del politico anomalo, che si è incarnato in molti diversi miti nel tempo della sua parabola, e tutti sorprendenti. Ma il lieto fine istituzionale è nutrito di argomenti pesanti. Nelle conclusioni alla Camera il premier ha spiegato: voi siete meno socialisti, noi siamo meno liberisti, così il gioco del governo in un sistema sostanzialmente bipartitico si fa con regole nuove, con un metodo nuovo, che corrisponde a fatti nuovi. Si decide in autonomia, secondo il programma di governo e il mandato degli elettori, e si controlla in autonomia chi decide, perché quella è la funzione dell’opposizione; ma ci si informa, il governo ombra è formalmente riconosciuto come una struttura che aiuta il dialogo, e il dissenso non è più una rottura paralizzante bensì un canone sottoposto a norme di condotta. Berlusconi si sente fortissimo in casa sua, e ne ha ben donde, e dice di non agire per benevolenza ma in nome del comune interesse della classe dirigente a recuperare la fiducia del paese. Sente che oggi la pace è popolare, la guerra è impopolare.
L’estrema sinistra extraparlamentare si scatena, mostra tutto il brivido delle sue paure, parla di un progetto di nuova egemonia che si dispiega con parole dolci e atti forti. I rinfocolatori fanno tutto quel che è in loro potere, in tv con i soliti noti e in Parlamento con Di Pietro, per disinnescare un processo che spazza via il loro metodo di delegittimazione dell’usurpatore. Un D’Alema corrucciato denuncia il “doroteismo” del Cavalier cortese e si mette sulla riva del fiume organizzando una lobby “organicamente legata al Partito democratico”. Veltroni cammina sulle uova, perché è vero che ha avuto la sua parte nell’innesco di tutto questo, e una parte non minore, ma il ritmo e le maniere e i tempi supersonici di Berlusconi sconcertano chiunque nell’establishment politico e professionale, dove qualunque leadership è sottoposta a condizionamenti più robusti di quelli che oggi possono influire sul presidente del Consiglio. Ma Veltroni cita il giurista Piero Calamandrei, a tutela sì del diritto delle minoranze a controllare, però anche delle maggioranze che decidono. Strette di mano. Incontri già fissati. Non si sa quanto durerà l’età dell’oro e se resisterà ai rovesci di politica e di fortuna, una Fortuna che il Cav. non vuole “battere” in quanto donna, come diceva Machiavelli, ma “sedurre e ammaliare” in quanto Dea, come ha detto lui. Si sa solo che è cominciata nel solito caos creativo instaurato e alimentato con foga dal Castellano.